Direi che con oggi finisco il modulo dedicato a 2 dei più chiaccherati scienziati associati alla filosofia.

A mio avviso hanno ben poco, se non niente, da offrire alla filosofia intesa come metafisica.

Nemmeno al dibattito analitico, invero.

Per Damasio l’io si da in forma immediata, riprendendo a suo dire, la tradizione kantiana e lockiana.

Per Boncinelli l’io non è indagabile scientificamente, al massimo si rende intuibile con analogie appartenenti al mondo delle scienze informatiche.

Non vi è insomma l’approfondimento filosofico, e anzi a esso si rimandano entrambi.

Sono 2 testi scientifici, il primo un pò più specialistico e l’altro più divulgativo, che di fatto avallano la tesi del Galinberti(abile diffusore di idee) secondo cui al massimo le neuroscienze possono spiegare come avvengono fisicamente le interazioni fra le parti, ma mai potranno darne una significazione qualitativa, e di senso, sopratutto.

Il senso da costoro indicato è allarmantemente deproblematizzante e recessivo a tutta la tradizone filosofica.

Questo senza togliere i meriti eminentemente medico-conservativi dell’essere uomo. Mi riferisco soprattutto ai casi gravi di riduzione dell’essere a stati vegetativo-sensitivo con assenze più o meno gravi dello stato di coscienza attiva.

curiositò:Boncinelli si ritiene offeso che nessuno si interessi della sua teoria dell’uomo come eterno infante. (l’uomo nascendo prematuro, si appoggia agli altri, madre/padre, e da lì costruisce modelli che riaffermerà anche in seguito lungo l’intero arco della vita).(??)

damasio prosegue con una serie di esperimenti.

le emozione più radicale dell’uomo in quanto presente solo nel tronco è la paura.

Solo recentemente si è scoperto che è l’amigdala che ci da la possibilità di capirla.

la primordiale, che edelman associa al processo evolutivo di evoluzione.

il dolore non è il pacchetto di informazioni trasmesso dal sistema nervoso periferico, ma una elaborazione è meramente astratta del cervello frontale (non  ricordo il nome esatto).
Esso incide sul nostro essere in maniera emotiva.
Lo trovo un argomento incredibile.
Forse il più elevato da presentare, per il riconoscimento dell’emotività come base per il nostro poter essere.

Il piacere è anche l’assenza di dolore.
Il piacere è il più complesso dei fenomeni mentali.
La sua basalità è l’omeostasi tra la produzione ormonale di tronco, ipotalamo e corteccia.
Esse si snodano nella materia grigia che fa da tramite fra il nucleo e le parti superiori del cervello, e dunque importantissimo nella creazione di paesaggi mentali accompagnati dal piacere. Per esempio la serotonina, è uno di questi ormoni.
Dunque le crezioni superiori sono create per induzione.

La cosa filosoficamente più rilevante è che una grande concentrazione del cervello superiore puà addirittura eliminare gli stimoli emotivi che vengono dal basso.

Cosa testata sulla grandissima pianista maria joa pires, a mio avviso una delle più grandi di sempre nell’interpretazione mozartiana.
Tanta emozione produce la pianista, quanto essa è in realtà fredda…assurdo!

mie considerazioni
La paura e la collera come emozioni basali, echeggiano il perchè il potere sia legato ad essa (la paura) così potentemente.
sono i sentimenti più pronti nell’uomo!

Il dolore cosa con cui condivido molto, lo sento sempre più legato al mio essere.
ma mai avrei pensato vi fossero cause sentimentali dietro!
In effetti all’improvviso le riconosco subito.

Il buon Damasio si sta rendendo fruttevole.
Vorrà dire che gli perdonerò i suoi gap sulla storia dell’essere.
(comprensibilissimi visto che non è un filosofo tout court).

Mi addolora ancora il suo dualismo persona buona – persona cattiva.

Di nuovo presente anche durante il processo di laboratorio.

* * *

Credo ieri di aver interpretato male l’idea di “io” di Boncinelli, in effetti parla chiaramente di io come grammmaticale.
Anzi rintraccia nel mentalismo sotteso il principale problema con cui ha a che fare non il sè ma la scienza, il laboratorio.

il sè è l’unica cosa certa.
si propone il famoso cogito ergo sum.
(penso dunque sono)

ma con la sostituzione di res extensa e res interna, con i più moderni disindividuale – individuale.
Tra l’altro consapevole che in quel individuale possa caderci molto del cascame metafisico. (ndr, ovviamente la storia dell’essere è rimossa, come di solito avviene…mi tocca passar sopra molte cose ;) )

l’individuale è il sè e l’io è lo strumento che ci aiuta a capirlo.

Boncinelli ritiene che il sè sia solo una parte del mentale.

questo è estremamente originale, in quanto credevo che fosse il sè a contenere il mentale.

per mentale intende come damasio le crezioni superiori: scienza, arte etc…
(ovvviamente i filosofi analitici sti stanno contorcendo dal dolore x tali, penso, generalizzazioni, dovrei aver fatto un primo post con alcune delle posizioni mentaliste, alias analitiche)

 

continua

Modulo Damasio e Boncinelli

Posted: 15 dicembre 2011 in Uncategorized

Ho iniziato ache Damasio.

Subito evidente la rimozione Hegelinana-Heideggeriana.

Temo succede a chi non è filosofo.

L’interessante sono i dati apportati.

Meno interessante è chi sia l’ispiratore.

In questo caso Spinoza.

Terribili le associazioni mentali del neuroscienziato, sull’orlo del patetico.

Opinione di filosofo, ma se lo chiedete all’emerito si tratta di verità scientifiche.

L’idea prima più nobile di tutte è per Spinoza è il rimanere vivi.

Dunque l’io è quella macchinazione atta a creare la coscienza, strumento principe della conoscienza tecnica migliore garante della sopravvivaneza.

Nel frattempo ho sbirciato anche Boncinelli.
Letture parallele.
Errori identici.

Essi distinguono subito tra un io e un sè-

il sè è l’autocoscienza dell’io che studia come l’io reale agisce nel mondo.

Ma si dimentica che l’io è prima ancora di tutto una costruzione grammaticale.
E che lo stesso scritto è una costruzione grammaticale. (questo è l’errore fondante, il grund hegeliano, dialettico anche.)
vedi in futuro il progetto Hegel-

Passiamo ai dati di Damasio.

esitono 2 sfere cerebrali la più interna è riferita a mappe neuronali che vengono prima della coscienza, sono quelle che determinano la possibilità stessa della coscienza,tramite una memoria di base che è il patrimonio genetico umano.
(Boncinelli chiosa, per il quale tutti quanti siamo piùo meno capaci di intenderci come appartenenti alla stessa specie, e capaci della stessa umanità: nihil humanus est me puto alieno.)

Questa spazio basale Non ha coscienza, la coscienza è attivabile tramite l’uso dell’attenzione.
Una bassa attenzione non produce coscienza.
Le parti esterne sono invece quelle mappe che permetto il dispiegarsi della coscienza stessa e che la massima attenzione dispiegano in pieno in potenziale.

Per Damasio queste mappe neuronali sono solo una parte come lo era quella proto-cosciente, dello dispiegamento della coscienza umana.
Il patetico lo si raggiunge quando crede che uno degli zenit dell’uomo sia la bontà.

Invece l’uomo è soprattutto ORDE (vedi progetto sloterdijk), per esempio.

In verità il suo merito è quello di convenire, che la coscienza è determinata solo in parte dalle mappe neuronali, che non si trovino insomma zone associate alla creatività o alla bontà, se non in forma primordiale.
Usa l’esempio del sole che sorge.

Per lui la neuroscienza è dunque l’aurora della coscienza.

Non si può dunque annoverare tra i riduzionisti.

A questo punto si parla del suo vero contributo “originale” per cui è famoso.

Lo spunto è ancora Spinoza.
Il quale capì che è il sentimento e non la ragione, il garante che io sono io e non un altro (dunque non l’omuncolo raziocinante dentro di me ipotizzato nei primi trattati neurologici).
Cioè il sentire è il peculiare fondante del nostro io.

Mi sembra contraddirsi subito dopo, in quanto esprime il dato di laboratorio, per cui il sentimento non è un astrazione, come molti pensano, ma bensì aree determinate del cervello destro, attivantesi tramite il processo principe dell’omeostasi tra sistema endocrino, neuronale e vegetativo periferico.

Per Damasio è l’omeostasi il primordiale atto di nascita della coscienza.
In quanto il sistema sentimentale risiede nel tessuto proto-cosciente-

Va da sè che in realtà questa supposta coscienza è in realtà una grammatica amorosa.
(ma questo lo ipotizzo io ;) )


continua

 

 

 

Progetto Sloterdijk

Posted: 6 dicembre 2011 in Uncategorized

Sfere I di sloterdijk.

Professore emerito, rettore di università, tedesco.

stile:estetizzante, narrativo, disteso, raspodico.
rimandi:religiosi-fenomenologhi.
senso: ricerca della perla.

Primo capitolo-

Alla base è che l’essenza dell’uomo sia/risieda nella simbolizzazione dell’esterno tramite la crezione di sfere.

Genesi della Bibbia, l’insuflazione è l’atto in cui l’insuflatore DIo soffia nell’insuflato(il golem) l’uomo.
La vita è dunque risolta in questa bolla primordiale, di perfetta unione fra Dio e Adamo.
In chiave psicologica è il prenatale, l’unione mamma-bambino.
La cacciata dal paradiso è l’esplosione di quella bolla, uscita dall’amiocento.
E’ lo choc primordiale a cui sottostarà l’infelicità malinconica dell’adulto.

Essere adulti significa creare successivi transfert per ricreare qell’unità diadica originale.
La filosofia prima è il transfert finale.
Essa ha nome di METAFISICA.
Il suo ruolo è quello di colonizzatore interno dei popoli, egli è l’energia che garantisce la sussistenza delle popolazioni contro le orde primordiali.
E’ lo strumento finale della globalizzazione.

Fino all’epoca contemporanea, gli uomini erano protetti dalle sfere celesti, oggi come oggi quelle sfere sono cadute, il mondo non poggia più su nulla e cade nel vuoto cosmico.
Più nulla ci protegge e fa freddo.Per questo le città creano sfere di diossido di carbonio per ricreare le sfere celesti in nubi di fumo che ci permettano la possibilità del caldo primordiale.(cfr. Nietzsche).

Quando un popolo colonizzato non aderisce alla sfera del colonizzatore esso perisce. Vedi le popolazioni azanda, passate da 2milioni(primi del 900 ai 500mila in pochi anni).

QUesta energia interna è figlia della religione, cioè della scienza psico-sociale che si occupa da sempre di ricostruire la diade perduta.

Dunque ricapitolando il primo capitolo.
Passiamo dall genesi, condizione psicologica di felicità, alla storia con l’eterno rimpianto, che viene tranfertizzato in cultura prima con le volte celesti e ora con le coltri di fumo (sineddoche ovviamente della società tecnocratica e globalizzante).

Compito della filosofia è quella di mantenere la perla cioè la stessa essenza umana al di là delle colonizzazioni e delle volte delle sfere.
Fin’ora tramite un riconoscimento politico-sociale con rimandi potenti al religioso e alla storia della filosofia.
(torah,nietzsche)

Portando ad esempi anche della zona asiatica.
Il mito dell’insufflazione è per esempio evidente nella collezione dei guerrieri di terracotta in Cina.

Progetto Jung

Posted: 6 dicembre 2011 in Uncategorized

Difficile essere integri.

Per tornare alla integrità bisogna conoscere meglio la nostra ombra (il nostro doppio).

Sono le considerazioni Junghiane che fanno capo come leit-motiv del ciclo di Werner sulla tv svizzera.

a cui rimando senz’altro.

L’integrità è associata alla convivenza con il nostro altro da se, con cui noi condividiamo il destino: perchè solo nella lotta degli opposti (l’io razionale e l’io desiderante xse) scaturisce quella energia che è poi l’essenza dell’umano essere e agire (etica).

Integrità significa conoscere l’ombra per poter scegliere l’etica che costituirà la morale, conoscere non vuol dire elimiare.
Conoscere è poter distinguere, scegliere.
Poter indirizzare le proprie energie che altrimenti verrebbero meno.
Facendo di noi malati psichici.
Ovvero essere condotti dalla morale.

Nella psicologia junghiana è soprattutto nel sociale che si assistono ai parti più micidiali per l’umano.
Il più grande (anche per loro) è il mondo tecnocratico, quello in cui tutto è chiaro e più nulla è allo scuro.

Questi modelli del perfetto cittadino sono un blocco granitico su cui l’essere uomo e le sue energie vengono sciolte e infine spente.

Posted: 20 novembre 2011 in Uncategorized

Posted: 18 novembre 2011 in Uncategorized

Nietzche Novità stampa.

Nietzsche, ultime lettere prima dell’abisso
Esce da Adelphi il volume conclusivo dell’epistolario
di Gianni Vattimo

Finalmente in Italiano le ultime lettere del filosofo  in edizione integrale!

un MUST!